5 DOMANDE A: SONIA BARBADORO

Continua la nostra carrellata dei docenti residenti del MIP – Musical in Progress, con un breve scambio di cinque domande e risposte. E’ la volta di Sonia Barbadoro, apprezzatissima docente di recitazione:

 

1. Puoi raccontarci in poche parole come si articolerà il tuo corso?
SONIA BARBADORO:
Essendo docente residente di recitazione il mio compito sarà quello di conoscere innanzitutto il livello di ognuno degli allievi e di lavorare ad un avanzamento qualitativo dello stesso, mirato ad una omogeneità del gruppo classe e alla presa di consapevolezza dell’arte recitativa, dei suoi strumenti, rivolgendo grande attenzione ai mezzi e le peculiarità di ognuno. Il mio obiettivo non è omologare bensì rendere ogni allievo unico e originale, ma soprattutto forte degli strumenti di base che ogni attore deve possedere per stare sul palcoscenico. Ovviamente sarò di supporto al lavoro della direttrice artistica, aiutando gli allievi a soddisfare la richiesta che viene loro fatta in accordo con gli obiettivi finali del master.

2. Lo scorso anno tu sei già stata docente del MIP: come hai visto evolvere gli allievi durante l’anno accademico, sfociato poi nelle prove aperte “Un po’ di noi” con la regia di Chiara Noschese?
S.B. –
Beh, devo dire che è stato molto bello vedere gli allievi dello scorso anno in scena con “Un po’ di noi”. Li avevo lasciati un mese e mezzo prima e ritrovarli così “cotti a puntino” mi ha dato contezza di come il lavoro svolto da tutti noi, allievi e docenti, Chiara in primis, sia stato fruttuoso. Chiara ha il dono di saper “vedere”, non saprei come esprimerlo diversamente, attraverso gli allievi, i contesti e la loro potenzialità,  e costruire su questa visione un gesto artistico magico, elegante, empatico.
Ovviamente uno spettacolo corale non può contenere tutto il mondo e la creatività di ognuno degli allievi, ma la percezione per chi ha potuto assistere alla performance è pacificante rispetto all’obiettivo principale dell’arte: essere al servizio. E io ho visto 20 sinceri, appassionati, competenti performer che si sono generosamente dati al pubblico. Mi pare un risultato ampiamente soddisfacente.


3. Quali saranno gli scogli che incontreranno gli allievi nelle tue lezioni, e come intendi aiutarli per superare le difficoltà? In quali aspetti gli allievi usciranno più forti seguendo il tuo corso?
S.B. - Credo che lo scoglio, se così vogliamo chiamarlo, che incontreranno con me gli allievi si possa riassumere in due parole: stakanovismo e perdita dell’illusione.
Mi spiego.
Mi piace lavorare, intensamente e senza soste inutili e mi aspetto altrettanta intensità ed energia. Poche cose mi indispongono tanto quanto la mancanza di mordente e la pigrizia, intellettuale e pratica. C’è da studiare e molto. E non c’è tempo da perdere. Questo non significa privarsi del tempo di elaborare le nuove scoperte che andremo facendo insieme. L’equilibrio tra le varie fasi dell’apprendimento è certamente il segreto di una buona presa di consapevolezza.
E proprio la consapevolezza è il risultato a cui miro lavorando sulla perdita dell’illusione. Cosa intendo? L’arte dell’attore è un campo affollatissimo di equivoci. Spessissimo negli allievi alberga una grande confusione sul significato profondo e sugli strumenti fondanti del mestiere dell’attore: ego, emozione, forma, tensione, relazione con il pubblico e con se stessi, testo, personaggio. Come ingredienti di un buon pasto vanno usati nelle giuste dosi, mentre spesso un attore alle prime armi (ma altrettanto spesso anche quelli più esperti) combina il tutto confusamente secondo ricette prese qua e là e intrise di luoghi comuni, dimenticando di seguire quell’ istinto più selvaggio che contiene invece le soluzioni più organiche ed originali. Ecco, io adoro vedere lo stupore che si dipinge sempre sui visi degli allievi quando ci troviamo a svelare i reali meccanismi della recitazione. Come aiuto gli allievi in questo processo? Stando dalla loro parte. Sono un’attrice da quasi 30 anni, ho cominciato giovanissima, ho avuto una formazione classica all’Accademia “Silvio D’Amico” e la fortuna di lavorare con tanti bravi professionisti, esplorando generi e tecniche diverse. Conosco il processo dal di dentro, so come si sentono, quali difficoltà incontrano e ho una vera passione per la risoluzione dei problemi. Perciò mi ingegno e cerco tra le tecniche che ho appreso, la strada più adatta per ogni allievo, rispettandone le peculiarità. Siamo tutti diversi e per ognuno c’è una via unica e privilegiata da perseguire. Ecco, questa passione, che si muove in accordo con il rispetto della personalità di ognuno, posso forse dire che è la forza del mio corso. Insieme ovviamente alla profonda conoscenza del mio mestiere. In definitiva i miei allievi potranno sentirsi più forti in quanto più consapevoli, abituati a lavorare intensamente e  gioiosamente appassionati.

 

4. Tra la Sonia Barbadoro che è stata allieva e gli allievi di oggi, trovi delle analogie e delle differenze?
S.B. - Direi che sul piano delle insicurezze allievi di ieri e di oggi sono identici. Questo perché è proprio la materia “recitazione” che si porta dietro una tematica e dunque un territorio di ricerca che è sempre lo stesso. Le domande non cambiano. Ma sicuramente cambiano le risposte. A livello stilistico, formale per esempio è improponibile trovare nel modello recitativo di 20/30 anni fa una credibilità attuale. Siamo cambiati. Nel modo di muoverci, di parlare, di relazionarci. E di questo un attore deve tenere conto, perché l’osservazione  del reale che ci circonda è uno degli strumenti peculiari del mestiere. A fianco a ciò, come le note per un musicista che sono la base per qualsiasi composizione, c’è una serie di elementi immutabili e caratterizzanti che valgono ora e sempre. Non mi soffermo sull’aspetto sociologico di essere giovani allievi oggi perché si aprirebbe una finestra troppo ampia. Ma certamente sta a noi insegnanti comprendere e andare verso chi si ha di fronte. Quello che cerco di fare nelle mie lezioni è attivare un processo di scambio: ho tanto da dare insegnando quello che conosco, ma anche tanto da ricevere da ogni allievo.

5. Quali consigli ti senti di dare ai nuovi allievi del MIP, per sfruttare appieno il tuo corso e tutto il percorso di formazione?
S.B. –
Osate. Presentandovi all’audizione. Vincendola o perdendola. Mettetevi  in discussione e affrontate il periodo della formazione con grande generosità e curiosità. È un tempo prezioso. Siate coraggiosi.

 

 

A seguire una breve testimonianza di Marta Petragallo, allieva del MIP nell’a.a. 2014/2015, che ci racconta del suo lavoro con Sonia Barbadoro:

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“Sonia Barbadoro è un’attrice con la ‘A’ maiuscola, un’insegnante fantastica, una donna unica. Sonia è stata un’insegnante formidabile perché è riuscita ad individuare molto in fretta i punti deboli e quelli di forza dei suoi allievi e ha lavorato per rendere ciascuno di noi il più versatile possibile…ma oltre a questo in ogni lezione ci ha donato un pezzo della sua esperienza, un pezzo di conoscenza e un pezzo del suo cuore….e il mio la ringrazierà in eterno. Sonia Barbadoro è l’esempio di una bravissima artista il cui talento è silenziosamente evidente!”.

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