FRANCESCA TAVERNI: questo mestiere si può fare, non è un sogno da bohémien!

Conversazione con Francesca Taverni, fantastica performer apprezzata in Italia e all’estero, che terrà un ciclo di masterclass per gli allievi del MIP – Musical in Progress, e che avremo modo di applaudire la prossima stagione al Teatro Brancaccio con “Sister Act” diretto da Saverio Marconi.

- Sul tuo sito web (www.francescataverni.it) tu racconti in maniera appassionante e divertente la tua biografia e la tua carriera: quanto è importante per un artista riuscire a mantenere un distacco ironico da quello che fa, nonostante la serietà con cui affronta il suo mestiere?
FRANCESCA TAVERNI: Quello che c’è scritto è tutto vero, la vita è molto più bizzarra della nostra fantasia!
Comunque io credo che questo lavoro debba essere fatto con molta serenità e con la necessaria leggerezza rispetto al mettere in scena la vita di altri, perché di questo si tratta.
Io dico sempre che in scena non si piangono i propri morti e non si amano i propri amori: noi non siamo quel personaggio, forse può capitare di condividere esperienze, schemi mentali e strutture di pensiero ma non siamo quel personaggio quindi bisogna sempre ricordarsi di “tornare alla nostra vita” appena usciti dalla quinta, con un gesto, un pensiero, uno sguardo che ci aiuti ad alleggerire anche le scene più pesanti e drammatiche. Quello che bisogna fare è sapere TUTTO del personaggio che dobbiamo interpretare in modo da assomigliargli il più possibile, ma la vita vera è un’altra!

- Secondo i tuoi racconti tu nasci come ballerina classica, poi ti avvicini alla danza jazz e al tip tap, ti scopri attrice comica ed in seguito hai la rivelazione della tua bellissima voce: potendo tornare indietro intraprenderesti nuovamente questo percorso di scoperte graduali, o consiglieresti alla Francesca di allora di studiare contemporaneamente e fin dall’inizio la danza, la recitazione e il canto? Quanto è importante la formazione per un giovane, specialmente in un momento in cui ci sono sempre meno occasioni di “fare gavetta”?
F.T. - Io ho iniziato così perché la mia ambizione era quella di diventare una ballerina classica a tutti i costi e poi perché ai miei tempi (ogni battuta sulla mia età è ben accetta!) non esisteva un’alternativa.
Le scuole di musical sono arrivate in Italia 20 anni fa circa e quindi il percorso dei miei colleghi coetanei è stato simile al mio: inizialmente danza poi canto, poi recitazione, poi cocktail ed ecco qua un performer di musical che non sapeva di esserlo! Io ho imparato tanto lavorando, da ogni regista e da ogni spettacolo puoi “rubare” molto! Puoi crescere enormemente se sei disposto alla ricerca, alla sperimentazione, ai consigli e all’ascolto produttivo di coloro che ti dirigono.

Se tornassi indietro non cambierei il mio percorso perché questo mestiere l’ho imparato facendolo e non mi sono mai sognata di sentirmi “già preparata” o arrivata. La sincera umiltà e il desiderio di migliorarsi sono due doti che non sempre riscontro dai nuovi performer che escono dalle scuole di musical di oggi…

- I nostri allievi hanno amato particolarmente la tua masterclass dello scorso anno: sono rimasti colpiti dalla passione con cui hai trasmesso loro la tua esperienza e l’energia che si è sprigionata nelle tue classi. Che valore ha per te l’insegnamento?
F.T. - Amo insegnare a persone molto motivate che magari incontro per brevi periodi e dove quindi si lavora intensamente per tante ore di seguito in pochi giorni. Amo il mio lavoro talmente tanto che vorrei convincere tutti che:
1) si può fare se si vuole, non è un sogno da bohémien;
2) è la gioia vera!
Certo è un lavoro molto impegnativo e come tutti i lavori richiede una preparazione molto accurata. Non si può improvvisare sul palco, a meno che non sia espressamente richiesto e comunque anche per questo ci sono delle regole! Quindi insegnare significa regalare le carte da giocare per essere dei buoni professionisti, è un atto di grossa generosità che a volte non sembra apprezzato ma poi gli abbracci dei tuoi ex allievi alla stage door del teatro che ha ospitato il loro debutto ripaga degli sforzi!

- Oltre agli storici spettacoli italiani di cui sei stata protagonista (ricordiamo tra tanti “A Chorus Line” e “Rent” o tra gli ultimi “Next to Normal”), tu sei una dei primi performer italiani che si è lanciata con coraggio facendo audizioni all’estero e partecipando a spettacoli come “Cats” e “Wicked” con la Stage Entertainment Germania: quanto è importante oramai per un performer questa apertura all’estero? Cosa cercano i casting internazionali? Quali sono i punti di forza e le lacune degli artisti italiani?

F.T. - Aprirsi all’estero è ormai una necessità. Il lavoro qui a casa nostra non sempre basta per tutti quindi, dal momento che in Europa siamo tutti uguali, perché non farsi vedere su altri palcoscenici? Le mie esperienze all’estero sono state molto positive e fruttuose di insegnamenti quindi tendo a spingere i miei allievi e i miei colleghi a tentare le audizioni internazionali. Molti italiani ormai lavorano in Germania, in Francia e in Spagna, le nostre cosiddette “fughe di ugole”!!
I casting internazionale adottano ancora un metodo ormai in disuso qui in Italia: la meritocrazia! Ognuno può fare l’audizione e vale quello che dimostra in quel momento, a volte non viene nemmeno consultato il C.V., il sistema mi piace e ha consentito a me e ad altri miei colleghi, che con il tedesco magari non avevano proprio dimestichezza, di partecipare a produzioni che niente hanno da invidiare a quelle del West End.

Gli italiani all’estero sono molto amati, la nostra innata passione è un asso nella manica che vale molto ma spesso non hanno la predisposizione a lavorare per 8 spettacoli alla settimana, magari per un anno di seguito…che abbiano paura di annoiarsi?!?

- Il prossimo inverno sarai una delle protagoniste di “Sister Act” che vedremo al Teatro Brancaccio di Roma. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura? Sei felice di incontrare nuovamente sul palcoscenico Saverio Marconi, Maestro a noi molto caro?
F.T. - Sono felicissima di “Sister Act”! Che meraviglia! Una suora, una sfida pazzesca! Io tutto sono fuorché una Madre Superiora quindi… benissimo! Lavorare con Saverio dopo 17 anni da “A Chorus Line” sarà bellissimo, divertente, stimolante e lo scontro di due arieti!! Si prevedono momenti interessanti! Non potete perdere questo show, dal 10 dicembre al Brancaccio a Roma! Vi aspettiamo!!

- Quali consigli ti senti di dare ai nuovi allievi del MIP, per vivere appieno l’anno di studio e approfondimento?
F.T. - Siate curiosi, non vivete col pregiudizio di sapere già tutto, rubate tutto quello che potete rubare da un professionista, scambiate idee, sperimentate, osate! E soprattutto divertitevi!

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