Marco Gandini al Musical In Progress con una masterclass speciale sulle tecniche dell’espressione.

Conversazione con Marco Gandini: il noto regista lirico che vanta una prestigiosa carriera internazionale, docente di Tecnica dell’Espressione presso l’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala e l’Università di Musica Showa di Tokyo, terrà la masterclass di “Tecniche dell’espressione” per gli allievi del MIP – Musical in Progress. Per il Centro Alta Formazione Teatro, il maestro Gandini è direttore artistico del Master di pefezionamento OPERA LIRICA.

 

- Tra poche settimane condurrai la masterclass di “Tecniche dell’espressione”:  puoi spiegarci in breve in cosa consisterà il tuo lavoro con gli allievi del MIP?
MARCO GANDINI
 - In questa masterclass verrà fatto un lavoro sull’esercizio dell’espressione, su come acquisire gli strumenti per il controllo della espressione, di come quindi comunicare chiaramente ed efficacemente pensieri, concetti e idee contenuti nella drammaturgia. Si tratta di capire in che modo sia possibile essere più o meno espressivi, e in quel “più o meno” sta tutta la questione: come essere in grado di poter esprimere di più e poterlo fare razionalmente.

- Nel tuo percorso professionale come docente, regista lirico e teatrale hai avuto modo di confrontarti sia con cantanti che con attori e il lavoro sull’espressività è sicuramente un terreno comune: in cosa si differenziano i due percorsi espressivi? Quali sono i punti di forza e i punti deboli di un cantante lirico e di un attore? Cosa può imparare l’uno dall’altro per rafforzare la sua presenza sul palcoscenico?
M.G. - La grande differenza è rappresentata dalla presenza della musica. Ovviamente anche la parola recitata è musica, si articola secondo dinamiche musicali, di ritmo, c’è l’intonazione della frase. Nel teatro musicale però la musica è presente come accompagnamento strumentale, ci sono la melodia e l’armonia del suono, la parola diventa canto, anch’esso quindi melodico, sviluppo della più semplice intonazione della frase. L’attore deve quindi tener presente questo aspetto melodico e musicale dell’espressione in generale ed arricchire il suo potenziale nel senso di una espressione musicale della parola. Il cantante lirico, rispetto all’attore, esercita un lavoro minore sull’approfondimento del personaggio in termini psicologici e di situazione drammatica, molto spesso è anche meno dotato dal punto di vista fisico corporale. L’attore/cantante di musical rappresenta il punto di equilibrio e completezza del performing art contemporaneo, dove parola, canto, danza sono elementi paritetici.

- Il cantante lirico si misura costantemente con il libretto e la partitura musicale: questa struttura obbligata è una rete di sicurezza o una gabbia per l’artista? Credi che anche con un testo teatrale si possa costruire una “partitura” fatta di fraseggi, pause, gesti e silenzi, alla stregua di uno spartito musicale?
M.G. – I
l testo, sia musicale che prosaico, può essere gabbia o trampolino: è compito dell’artista far sì che il testo non sia una restrizione, ma un mezzo grazie al quale sia possibile una variazione data dall’ interpretazione.

Ho risposto già in parte alla seconda questione: ritengo che l’efficacia della rappresentazione del testo prosaico sia determinata appunto dal suo fraseggio, da cioè come la si compone secondo dinamiche musicali di ritmo, intonazione, melodia, colore del suono.

- Cosa fa di un performer un artista “espressivo”? Si tratta solo di un proprio talento innato o si può imparare a potenziare la propria forza scenica?
M.G. - La parola espressione ha l’etimologia latina di ex-premere, cioè spingere fuori, una qualità quindi implicita e naturale della comunicazione umana, l’istinto o la predisposizione naturale è presente in maniera maggiore o minore in ognuno di noi. Esiste quindi un talento della comunicazione ed espressione. Si può però migliorare questa dotazione naturale e soprattutto esercitarsi ad averne l’assoluto controllo.

- Da grande professionista e cultore dell’Opera Lirica, come consideri il fenomeno in Italia del musical e della cosiddetta “opera moderna”? Pensi che possa essere una chance per avvicinare il pubblico più giovane anche al Teatro in Musica o che siano delle strade completamente separate?
M.G. - Il musical ha avuto un grandissimo successo in Italia negli ultimi 20 anni, come avvenuto anche in Spagna, e lo ha tantissimo nei paesi orientali, specialmente in Giappone dove ci sono già delle importanti università musicali che insegnano questa disciplina. E’ un successo quindi anche di pubblico, di tutte le età, giovanili e non, e questa è la grande risorsa del musical, di potersi rivolgere a uno spettro ampio di spettatori.

- Molto spesso lavori come regista e docente all’estero (tra le varie esperienze annoveriamo la tua cattedra presso l’Università di Musica Showa di Tokyo): quali sono a tuo avviso le differenze che saltano maggiormente all’occhio tra i performer/allievi italiani e i loro colleghi stranieri nell’approccio al lavoro e al palcoscenico?
M.G. - 
Siamo in epoca di globalizzazione, quindi pur rimanendo delle enormi differenze culturali per ciascun paese e nazione, esiste una specie di omologazione dei modelli, in genere anglosassoni/statunitensi, e conseguentemente anche il performing art si omologa. Per esempio in campo lirico oggi non c’è grandissima differenza tra un tenore tedesco, italiano o coreano. La differenza potrebbe risiedere nella padronanza della lingua, un italiano quindi avrà maggiore facilità nello studio, nella fluidità della frase ecc, ma in termini espressivi, vocali o di performing art molto spesso un coreano potrebbe essere più efficace anche di un italiano proprio su un’opera italiana, se non altro perché avrà studiato di più dando prova di maggior preparazione.

- Quali sono i tuoi consigli per un giovane performer che esce da un’Accademia e deve approcciarsi con il mondo reale del lavoro?
M.G. –
Con parole semplici ed immediate, direi che deve avere “tigna e fisico”. Questo che viviamo è un momento storico abbastanza infelice per l’arte in generale, c’è crisi economica e uno strano sospetto, una specie di stitichezza culturale. Bisogna quindi essere determinatissimi ad andare avanti e non deludersi di fronte ai “no”.  Il “fisico” ci vuole comunque per tutte le mansioni nel mondo dello spettacolo, anche per fare il costumista, dove si devono sostenere orari pazzeschi, non esiste notte o giorno ecc.

Questo nostro periodo così difficile è però allo stesso tempo anche molto positivo perché dove c’è depressione si possono venir a creare anche lo spazio e la spinta per una rigenerazione. Io ho testimonianza di momenti altissimi di questa spinta rigenerativa, vissuti anche in prima persona, dove nel mezzo di un vero proprio waste land si è riusciti a fare delle operazioni culturali, degli spettacoli e dei progetti, magnifici, nuovi, carichi di vita e di verità, dei veri e propri ponti sul futuro.
 
 
 

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tps://youtu.be/seC0xxB14lQ

 

Ringraziamo Marco Gandini per il tempo dedicato a questa breve intervista e per l’occasione unica di studio e approfondimento che regalerà agli allievi del MIP – Musical in progress.

 

 Ricordiamo i prossimi nuovi appuntamenti didattici del MIP – Musical in progress: gli INTENSIVI -CLASSE DI CANTO CON STEFANO ZANCHETTI 19 e 20 febbraio 2016.
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