Vittorio Matteucci: l’unicità è la nostra più grande ricchezza

Breve conversazione con Vittorio Matteucci, che torna a Roma per le tre giornate di masterclass aperte ad attori, cantanti e performers che si terranno il 9, 10 e 11 aprile presso la nostra sede Arci Malafronte.

Maestro Matteucci, dopo aver girato tanto l’Italia, LA VOCE NON MENTE torna a Roma per la terza volta con il M.I.P. Musical in Progress: com’è nata l’idea di questa masterclass?

VM: La masterclass si è sviluppata grazie ad un lavoro progressivo, ho aderito con grande piacere all’invito della direttrice artistica Chiara Noschese, apprezzo tantissimo la sua professionalità; ho iniziato a lavorare con i ragazzi del M.I.P. che ho trovato molto seri e preparati, e posso dire con sicurezza che insegnare mi appassiona esattamente come quando sono sul palcoscenico. Mi riesce difficile pensare a quale delle due cose mi piaccia fare di più: da una parte c’è la grande soddisfazione personale di mettere in scena la visione di un autore o un regista, che ti impegna come attore e nel caso del teatro musicale anche come cantante, ma la soddisfazione che ti dà il vedere dei ragazzi raggiungere un risultato grazie all’empatia che riesci a creare con loro, vederli emozionarsi ed a volte persino commuoversi, questo vale quanto e come un applauso.

Quando parla di “risultato” si riferisce ad un punto d’arrivo ideale o ad un’evoluzione che riguarda il singolo allievo rispetto al suo punto di partenza?

VM: Io penso come un nuotatore: ognuno deve cercare di superare il proprio personal best.

Non bisogna fare i conti con gli altri, innanzitutto perché bisogna partire dall’assunto che ognuno è un unicum: come te non c’è nessuno, con la voce che hai tu, l’aspetto che hai tu, non c’è nessun altro; ognuno è portatore di originalità, unicità e bisogna imparare a portarsi dietro i propri difetti come se fossero delle vere e proprie peculiarità. E’ importante infondere questo tipo di visione nei ragazzi ed aiutarli a trovare la sicurezza nella propria unicità più che nei propri mezzi, perché quelli si possono sempre affinare con lo studio, l’applicazione, il lavoro.

Vedere una persona che supera il proprio best anche solo di due centesimi, anche se è arrivata ottava e non sul podio, quella è una vittoria.

Ci parli della scelta del titolo della masterclass che mi sembra nasconda un sottile paradosso: nonostante le emozioni trapelino attraverso la voce anche quando non si vuole, un performer dovrebbe imparare anche a “manipolarla”…

VM: Sì in teoria è vero, ma le assicuro che all’atto pratico non siamo poi così bravi a farlo! (ride)

E’ ovvio che quando lo spettatore va a teatro decide di partecipare ad un gioco e firma un virtuale contratto per cui “si sa che fate per finta ma io penso che sia per davvero”. Ma se c’è un cosa che ci dà la misura di quanto uno sia emozionato, di quanto uno sia dentro o fuori quello che sta facendo, è questa connessione eterna che c’è tra l’emotività e la voce; nel momento in cui devi fare una cosa, la tua voce non mente, perché tramite essa si capisce immediatamente se sei in difficoltà, se hai un’indecisione: si può provare a fare gli spavaldi in tutti modi, ma una volta che si apre la bocca – tac! – si viene beccati subito.

Una delle domande più frequenti che ci fanno gli allievi che vogliono iscriversi è se questa masterclass sia dedicata esclusivamente ai cantanti o se possono aderire anche degli attori.

VM: Certamente! Questa è una mia posizione fermissima: io non ho mai fatto una distinzione, perché prima di tutto per me un cantante se non è anche attore ha ben poco da comunicare e quindi la base del lavoro di chi sta sul palcoscenico – un po’ come la danza classica è la base per tutte le altre danze – deve essere quella dell’attore. Nella vita puoi scegliere di fare il cantante, recitare la prosa, puoi fare il mimo, può abbracciare le più svariate tecniche, ma se non sei un attore ti manca la capacità di trasmettere le emozioni. Non mi piace in generale fare una distinzione tra performer/cantante/attore…no, si sta sopra ad un palcoscenico e si fa di tutto per emozionare, punto. A me personalmente è capitata l’avventura di fare il teatro musicale, risucchiato dal flusso fenomenale di “Notre Dame de Paris” per poi continuare su quella strada, ma ho iniziato facendo per tantissimi anni teatro amatoriale: la mia formazione è quella del teatrante classico che recita da Molière a Dario Fo, passando per Manuel Puig e Woody Allen.

Non crede che questa base così solida manchi un po’ nelle nuove generazioni di performer, e che invece andrebbe fortemente consigliata ai giovani?

VM: Manca anche tanto la cultura dello spettatore, perché secondo me prima di essere degli interpreti che si esibiscono su un palcoscenico, bisogna essere dei bravi spettatori: bisogna scegliere le cose da guardare, andare a vedere gli spettacoli con cuore aperto, sviluppare un senso critico, formarsi un’idea, solo così l’attore diventa più solido…più guardi, più capisci e più “rubi” da quelli bravi, cosa che è essenziale imparare a fare! Dico sempre agli allievi che è importante aprire la mente, andare a vedere il Cirque du Soleil, ma anche il “Berretto a Sonagli”, “Notre Dame de Paris” ma anche Emma Dante: è sempre una china pericolosa ragionare per compartimenti stagni, categorizzare, fare gli snob…uno spettacolo ti piace? E’ bello? Bene! Solo quello conta.

Tra il Vittorio Matteucci che è stato allievo e gli allievi di oggi, trova delle analogie e delle differenze?

VM: L’analogia più evidente è quella della passione: si vede proprio che gli occhi di alcuni ragazzi brillano della stessa identica passione cristallina, pura, esattamente come quella che avevo io da più giovane…a me è venuta fuori fin da subito, già a quattro anni avevo questo fuoco, questo desiderio, diventavo matto! La vedo in loro, vedo la voglia di prepararsi, di provare e confrontarsi sempre con cose nuove.

Oltre alla sua presenza a Roma per la masterclass, lei è sempre in scena con “Romeo e Giulietta – ama e cambia il mondo”, ci può anticipare altri suoi progetti futuri?

VM: Abbiamo finito le recite a Milano pochi giorni fa e riprenderemo la tournée il 17 aprile. In Autunno invece riallestiremo “I promessi sposi – Opera moderna” per l’Expo: quale spettacolo più appropriato se non il romanzo italiano per eccellenza, e per di più proprio nella cornice di Milano? Sono certo che lo spettacolo non sfigurerà affatto in un’occasione così importante come quella dell’Expo poiché è un allestimento elaborato, con un cast di grandi professionisti e spero che il pubblico verrà ad applaudirci come ha sempre fatto nelle passate edizioni.

Ringraziando il Maestro Matteucci per aver partecipato a questa breve conversazione, vi ricordiamo che c’è ancora la possibilità di iscriversi alla masterclass LA VOCE NON MENTE sia come partecipanti che come uditori.

Per informazioni: info@centroaltaformazioneteatro.com

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